Lo sport dilettantistico in Sardegna

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Meloni come Baggio, svincolato e problema per gli allenatori: “Vorrei essere io a decidere quando smettere col pallone”.


In esclusiva, Diretta Sport Sardegna ha avuto il privilegio di incontrare Giuseppe Meloni, oggi, suo malgrado, senza squadra.

La storia di Giuseppe Meloni ricorda quella di Roberto Baggio nell’estate del 2000, quando Marcello Lippi senza mezzi termini se ne disfò come se il Divin Codino fosse il primo dei suoi problemi all’Inter (per inciso, Lippi durò una sola giornata nel campionato successivo).


Oggi Giuseppe Meloni, ex Spal, Feralpi Salò, Savona, Torres, Akragas, Unicusano Fondi, Muravera, San Marzano, Alghero, Bonorva e Ovodda (qualcosa come 350 gol) si racconta con un po’ di rammarico il suo non aver ben chiaro il futuro calcistico.

“Tutto vorrei oggi tranne che l’esser un esubero o un problema. Con l’Ovodda mi son lasciato senza polemiche, accettando pur senza condividere la scelta del mister che non mi concedeva spazio in campo . È chiaro che ad oggi tante squadre son fatte e non voglio neanche disturbare gli equilibri interni, ma se insisto è perché mi sento di poter dare ancora qualcosa al calcio”.


Per chi non conoscesse le qualità di Meloni abbiamo chiesto al diretto interessato un proprio profilo calcistico.

“Mi vien da pensare di essere uno degli ultimi attaccanti d’area rimasti, alla Inzaghi per dirla si più giovani, utilizzati principalmente per finalizzare il gioco e non per crearlo come si sta evolvendo il ruolo al giorno d’oggi. Al calcio ho dato praticamente tutto segnando in ogni categoria e cosa che spesso si dimentica, vincendo 11 campionati, riuscendo a valorizzare il gioco della squadra, perché alla fine chi fa gol lo fa anche per merito dei compagni che lo mettono in condizione di segnare”.

Se guardo indietro i ricordi belli riaffiorano, i primi gol tra i professionisti con la Spal, l’annata al Savoia con una tifoseria capace in Serie D di seguirci in 8.000, una piazza che a distanza di quasi 12 anni mi fa arrivare ancora messaggi che mi riempiono d’orgoglio. Evidentemente ho fatto bene lì come calciatore e come persona.

“È cambiato il modo di vedere l’attaccante come punta centrale. I veri bomber, quelli che dovevano pensare solo a far gol e capitalizzare l’azione della squadra, non esistono più o quasi. L’attaccante oggi deve saper aiutare, creare il gioco e poi chi segna? Magari oggi si considerano bomber chi in 2 anni fa una ventina di reti. Io se non toccavo la doppia cifra in un solo campionato rosicavo, perché vivevo e vivo solo per far gol”.


Il palmares parla da solo, la serietà anche. Ci sembra quasi impossibile pensare che oggi uno come Giuseppe Meloni sia svincolato e che non trovi squadra.

Francesco Fiori

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