di Serafino Corrias
C’è una foto quasi ingiallita che profuma nel mio archivio. E da oggi la guardo con una certa commozione. Al centro c’è lui, il sacerdote Mario Cassari, al suo fianco Franco Baresi. Tokyo, 1989. Coppa Intercontinentale. Il Milan campione del mondo e un sacerdote sardo che lo accoglie da segretario della Nunziatura Apostolica in Giappone.
La notizia della morte di Franco Baresi mi ha riportato lì. A quella stretta di mano. A quella storia che da giovane cronista avevo scritto e che oggi riscrivo più con il cuore che con la penna. Perché Franco Baresi e Mario Cassari, in fondo, si assomigliavano. Il primo è diventato il campione indiscusso che oggi piangiamo, l’altro poteva essere un grande calciatore, ma scelse di giocare nel campo di Dio.
Nato a Ghilarza, Mario cresce con il pallone tra i piedi e il Vangelo nel cuore. Prima nella squadra del suo paese in Seconda Categoria, poi nel Pausania di Tempio. Correva sulla fascia destra come pochi: piccolo di statura ma tecnico, veloce, con il vizio di andare in gol ma soprattutto di servire gli altri. Assist e traversoni per Mario Oppo, Foffo Uselli, Foffo Congiu, Piergiorgio Piras, tutti compagni eccezionali.
Il ministero sacerdotale lo porta in Gallura e anche lì il calcio non lo molla. Gioca in Promozione, stesso passo, stesta alta. Quella “destra” moderna, che sapeva sia difendere che inventare.
A Roma, mentre inizia gli studi diplomatici, gli propongono un provino con una squadra professionistica laziale. Un portone che per molti sarebbe stato il sogno. Lui bussò a un’altra porta: quella della Chiesa.
Il calcio, però, era il suo destino. Non come professione, ma come linguaggio. Da segretario della Nunziatura Apostolica in Giappone, nel dicembre 1989 tocca a lui accogliere il Milan arrivato a Tokyo per la Coppa Intercontinentale.
C’è Arrigo Sacchi in panchina, ci sono Gullit, Van Basten, Rijkaard. E c’è Franco Baresi, capitano. E ad aspettarli c’è un prete che da ragazzo aveva segnato e fatto segnare nei campi di polvere della Sardegna.
In quella foto, Baresi e Cassari stanno vicini. Due capitani. Uno della difesa più forte del mondo, l’altro di una missione che l’avrebbe portato successivamente a diventare Arcivescovo e Nunzio Apostolico del Papa in mezzo mondo.
Mario Cassari ci ha lasciato a 74 anni. Aveva girato il mondo per portare la parola, ma non aveva mai dimenticato il rumore degli scarpini sul terreno in terra battuta del campo di Iscra.
Oggi che anche Baresi non c’è più, quella foto vale doppio: perché si sono ritrovati non più a Tokyo, ma in quel paradiso che, per chi crede, dà la felicità eterna.



