Chissà se da lassù Nino Manconi e Bruno Nespoli sono più preoccupati o arrabbiati. I loro nomi riecheggiano negli stadi di Tempio e Olbia, ad oggi abbandonati ad un destino in cui nessuno vede la luce.
Nino Manconi è stato un calciatore del Tempio tra gli anni ’40 e ’50, una figura talmente di spicco che all’inaugurazione dello stadio, anno 1988, si pensò subito a lui per onorare al meglio i galletti.
Bruno Nespoli invece nello stadio di Olbia morì. Era un portiere di belle speranze, ma in un Olbia-Carrarese, in uno scontro di gioco con Noris Schamous, riportò la frattura della base cranica. Spirò dopo diverse ore di agonia e quel tragico episodio fu preso come pietra miliare per il nome dello stadio.
Il Manconi e il Nespoli hanno vissuto la gloria degli anni 90.
Il Tempio, che come anno di fondazione riporta il 1946 (quindi non ieri), è arrivato al sesto posto nella C2 del 1991/92, facendo dello stadio di casa un fortino col record di campionato di 13 vittorie interne, nella squadra che agli ordini di Mauro Della Bianchina annoverava Chimenti in porta (poi visto in Serie A), il bomber Ennas (36 presenze e 7 gol in quella stagione), Collevecchio, Padella, Sanna (poi in A col Cagliari), Felici, Ferrari, Frau, Gambino, Hervatin, Lo Porto, Masu, Musella, Pandullo, Pari, Pau, Pingitore, Pittalis, Roberto, Sapochetti e Trovalusci.
In tempi recenti, che sembrano ieri ma son di 30 anni fa, arriva anche uno Scudetto in D, quando dopo aver vinto il Girone D il Tempio batte anche la Sangiuseppese per 4-1, prima degli ennesimi problemi finanziari, con mancata iscrizione alla C2, che bloccarono l’ascesa di una squadra che annoverava tra gli altri Zani (in A con l’Atalanta), Savinelli, Idda, Cabeccia, Cogoni, Avallone, Piras, Demartis, Casapulla, capitan Nativi, Ferraro, Farruggia, Lisai, Piantadosi, Mattiello, Pagano, Cau e Rais, agli ordini di Ninni Corda.
L’Olbia, che come anno di fondazione riporta il 1905 (quindi non ieri), nella C2 degli anni ’90 arriva nona nel campionato migliore del Tempio, con Rassu, Truddaiu e Udassi e raggiunge un grandissimo quarto posto nel 1993/94, dietro Crevalcore, Ospitaletto, Legnano (il Tempio arrivò 9°, la Torres 11°) e con Franco Colomba in panchina, pronto poi ad allenare anche in A. La squadra gallurese del presidente Francesco Sotgiu si componeva di una rosa con Biagianti, Casu, Comiti, Cortesi, Dappello, Fadda, Falaguerra, Frattin, Giua, Lai, Manca, Mariani, Milia, Molino, Occhioni, Pantanelli (poi in porta col Cagliari), Petroni, Rutzittu, Secci, Sermenghi, Sottana e ancora l’indimenticabile Ernesto Truddaiu.
Anche l’Olbia ha uno scudetto in D, quando dopo la vittoria del girone B a +10 sull’Uso Calcio grazie a un Gian Mario Rassu da 19 gol e un Gianluca Siazzu da 11, a Viareggio vinsero contro l’Aglianese per potersi fregiare poi del tricolore sulla maglia.
Quanti nomi illustri, quanti ricordi che magari ci son stati tramandati da nonni e dai nostri genitori. Quanta tristezza c’è oggi nell’apprendere che il Tempio, ad un passo dalla mancata iscrizione in Eccellenza, ora deve essere ospitato nel campo del Santa Maria Coghinas e peggio ancora l’Olbia ha il Nespoli chiuso e nel più totale stato di abbandono.
Da lassù, a Nino Manconi e Bruno Nespoli possiamo solo chieder scusa e sollevare le spalle come per dire: “il calcio attuale è questo, era sicuramente meglio il vostro ma in Italia, dalla Serie A in poi, questo non si può scrivere”, con buona pace di tutte le società che ogni anno devono salvarsi per il rotto della cuffia o devono chiudere il sogno di sentire uno stadio pieno di tifosi, con la passione che anima ogni innamorato del calcio.
Francesco Fiori



