Nel calcio dilettantistico esistono luoghi in cui il pallone è ancora passione pura. Angoli di paradiso dove il tempo sembra essersi fermato, custodito da mani laboriose e cuori che battono a ritmo di sport. Siamo a Sinnai, nella casa della S.S.C. La Pineta. Ed è qui che si consuma una delle storie più belle ed emozionanti che lo sport minore sappia regalare: quella di Antonio “Nino” Timpanari.
Ottantuno anni portati con la leggerezza di un ragazzino e un’energia che lascia sbigottiti. Nino non è semplicemente il vicepresidente della società: è l’incarnazione vivente della dedizione, il motore immobile che tiene in moto l’intera macchina organizzativa. Tra la cura meticolosa del manto erboso, la preparazione maniacale di ogni singolo dettaglio per le gare ufficiali e quella straordinaria, irrefrenabile incapacità di fermarsi anche solo per un minuto — perché c’è sempre qualcosa da sistemare, un pallone da gonfiare, una rete da aggiustare — Nino è un vulcano in perenne attività.
Ma il suo vero capolavoro non sta solo nella perfetta efficienza logistica. Il suo capolavoro quotidiano è umano. Per i dirigenti è un punto di riferimento imprescindibile, un faro di saggezza ed esperienza; per i tantissimi ragazzi che affollano lo stadio Bellavista, Nino è molto più di un dirigente: è un secondo padre, un mentore silenzioso capace di insegnare il valore del sacrificio, del rispetto e dell’amore per la maglia semplicemente con l’esempio.
A celebrarne la grandezza e l’irrinunciabile insostituibilità è il presidente della società, Antonio Forte, che con parole cariche di affetto e profonda gratitudine ne fotografa l’essenza: «Per noi è una persona speciale di cui non potremmo fare a meno, nonostante gli acciacchi ha una vitalità e una forza d’animo superiore a tutti noi». In un’epoca in cui spesso si cerca la grandezza nei trofei internazionali, la vera grandezza dello sport si nasconde qui: nei dettagli curati da mani rugose ma forti, nei consigli sussurrati a un giovane atleta prima di entrare in campo, nell’esempio luminoso di chi non ha mai smesso di credere nella bellezza di esserci.
Serafino Corrias



