Bobore. Si chiama così, per tutti. Solo Bobore. Non importa il cognome, non contano gli anni. Conta quello che è: una persona importante del gruppo squadra che però non finisce mai in vetrina.
L’ho conosciuto domenica scorsa durante Nuorese – Calangianus.
Bobore è il tuttofare della Nuorese.
È un tuttofare, nell’accezione più nobile del termine.
Mentre gli altri guardano la palla, lui guarda che tutto sia al posto giusto. Mentre gli altri urlano, lui controlla che i palloni siano gonfi, allineati, pronti. Porta l’acqua in campo come fosse un gesto sacro.
Collabora con lo staff tecnico per quelle mille cose che a chi sta fuori sembrano superflue, poco importanti. E invece sono il sale dell’organizzazione. Sono l’organizzazione.
Sono quelle cose che non vedi finché ci sono. E che senti maledettamente quando non ci sono.
Domenica l’ho osservato. Per novanta minuti. L’ho visto soffrire, preoccuparsi, camminare avanti e indietro come se con i suoi passi potesse spingere la squadra. L’ho visto nell’ultimo scorcio del match, quando il cuore batte più forte, contare minuti e secondi, con le mani strette, con gli occhi fissi sull’arbitro, in attesa trepidante del fischio finale. E poi esplodere, in silenzio, per quel risultato vincente.
Bobore, lo chiamano tutti. Dal primo all’ultimo giocatore, al mister. “Bobore!” E lui c’è. Sempre. Pronto. A disposizione. Con quella sua divisa verdeazzurra che indossa non come un lavoro, ma come un orgoglio. Come una seconda pelle. Come la maglia della squadra del cuore, della sua città.
La scena più bella, però, è stata alla fine.
Mentre tutti uscivano, mentre le luci iniziavano a spegnersi, l’ho visto spuntare dagli spogliatoi per ultimo. Da solo. Spingeva un carrello da supermercato, di quelli grandi. Dentro non c’era la spesa. C’era tutto il suo mondo: i ferri del mestiere, le borse, i palloni, le casacche sudate, la vita di una domenica di calcio.
Ho pensato una cosa semplice: auguriamoci che non vengano mai meno persone come questa.
Persone appassionate e silenziose. Persone in grado di gestire tante situazioni che appaiono banali, ma che sono assolutamente indispensabili.
Il calcio non è solo di chi segna. È anche, e soprattutto, di chi permette agli altri di lavorare con serenità.
Ti auguriamo una lunga, lunghissima attività al servizio della tua Nuorese.
Perché guai a non esserci, Bobore.
Serafino Corrias




Una risposta
Bobo è così, non lo scopriamo sicuramente oggi. I presidenti, gli allenatori, i giocatori e altri dello staff possono cambiare, vanno via, ritornano, ma Bobo non ritorna, semplicemente perché non se n’è mai andato e mai se ne andrà. Lui è la Nuorese Calcio e la rappresenterà per sempre!